Parlando di Anna per ricordare Giulia
di Alberta Angelini
Una delle principali motivazioni alla base della realizzazione del Museo Virtuale è la possibilità di utilizzare i documenti in archivio quali lenti privilegiate per riflettere sull’attualità, sui fatti dell’oggi.
Purtroppo la cronaca non e’ mai stata avara di spunti utili ad attivare un simile parallellismo; proprio mentre l’ idea del Museo prende forma e consistenza ne abbiamo un esempio nel terribile assassinio di Giulia da parte dell’ex fidanzato, un evento che scuote la coscienza di tutti e pone interrogativi inquietanti: cosa sappiamo davvero dei nostri figli? Quanto pesa il contesto socio-ambientale sulle scelte del singolo? Quale ruolo affidare alle agenzie educative nella diffusione della cultura del rispetto?
Soprattutto, cosa possiamo fare noi, qui, ora?
Leggiamo la storia di Anna
Leggiamo la storia di Anna, una ragazza vissuta nel territorio dei colli euganei alla fine del Settecento, attraverso la ricostruzione della vicenda processuale che la vide assolta, benché rea confessa di infanticidio ai danni della figlioletta appena partorita.
La distanza da Giulia, nata tre secoli dopo, una laurea in ingegneria, un futuro colmo di promesse interrotto dalla violenza di un coetaneo e’ evidente e incontestabile, tuttavia, ad un’attenta lettura, possiamo riconoscere alcune caratteristiche che uniscono le due storie tra loro e che le intrecciano ad innumerevoli, similari
vicende accadute ieri e che si ripetono oggi, in una sorta di “sorellanza” che consegue a una barbarie primordiale, quella dell’istinto, della sopraffazione, del primato della forza che annebbia e cancella ogni conquista della ragione e della cultura.
Sei ancora quello della pietra uomo del mio tempo?
“Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo” Così cantava il poeta Quasimodo sulle rovine della seconda guerra mondiale, ed e’ una constatazione dolorosa ancor oggi, quando trattiamo di accadimenti dove ogni luce si affievolisce e dove il buio sembra dilagare.
Giulia come Anna, due donne giovani, consapevoli, forti, vissute nello stesso territorio pur a distanza di secoli, entrambe avvolte nel contesto di piccole comunità, protettive ma anche capaci di controllo e di giudizio sulle azioni individuali.
Giulia uccisa per essersi sottratta ad un amore malato, Anna costretta ad uccidere per poter sopravvivere in un contesto diseguale, dove il più forte vince sempre, dove il debole è preda, oggetto del desiderio, vittima sacrificale. Debole se donna, se in povertà, se infante, se disabile, e la lista puo’ allungarsi di molto.
Imparare ad ascoltare… anche le voci del passato
Leggere, comparare, riflettere sono azioni che non servono se non portano ad una presa di coscienza e ad un’utile consapevolezza. Cosa possiamo fare, dopo questo esercizio di cittadinanza, dopo aver conosciuto la storia di Anna, mentre ricordiamo Giulia, al fine di poter vigilare su noi stessi e su questi nostri tempi?
Nessuna pretesa di trovare soluzioni spicciole a questioni tanto complesse, naturalmente, ma solo alcuni spunti di possibile approfondimento: per prima cosa e’ necessario imparare a rafforzare l’identità di ciascuno, donna, uomo, gruppo sociale…non per chiudersi in torri inaccessibili ma anzi per potersi aprire e per saper accogliere la diversità, senza timore di smarrirsi, consapevoli di essere complementari proprio nella differenza: di genere, di condizione, di status.
Come fare? Privilegiando la capacità di saper ascoltare! Ascoltare senza mai stancarsi, dapprima se stessi, poi gli altri. Direttamente o interrogando le fonti…ed ecco che anche un museo virtuale, i suoi preziosi documenti, le sue antiche narrazioni, tutto diventa strumento di conoscenza.
Certamente serve una guida per la selezione dei materiali disponibili, per la traduzione degli antichi linguaggi, per l’approfondimento dei contenuti, per la riflessione dialettica…ma una volta accesa la fiammella dell’interesse e della curiosità intelligente, questi documenti, queste narrazioni diventeranno patrimonio, lievito che fa crescere, occasione per diventare migliori.
Almeno un po’.
